Parrocchialino dal 23 marzo all’8 aprile

parrocchia: 051.86.15.05 – 333.522.79.08; diacono: 388.387.98.61

e.mail: parrocchiadifuno@virgilio.it

 

Si sente dire: “Questo papa mi piace …”, “ha cominciato bene …”, come sento dire: “Quell’altro non mi piaceva …”, magari aggiungendo: “…a differenza di quello di prima  ancora …”.

Perdonatemi, ma su cosa si basano questi giudizi?

Avete letto le loro omelie? Le loro encicliche?

O sono giudizi dati a simpatia? A pelle? Insomma guardando il guscio e non la sostanza? Secondo quello che è stato detto nell’ultimo servizio tv? E che valore, quindi, dobbiamo dargli?

Facciamo una profezia?

Tra un po’ i “progressisti” se la prenderanno con papa Francesco “perché alla fine non ha dismesso lo Ior, non ha venduto la cappella Sistina, insomma non ha cambiato niente: è solo fumo negli occhi …”;

i tradizionalisti lo accuseranno “di aver banalizzato la liturgia, di aver desacralizzato la Chiesa e di averla dissolta nel mondo …”;

gli intellettualoidi (io sono qua) cominceranno a rimpiangere “l’emerito, il fine teologo …”;

la gente normale (che magari non arriva alla fine del mese) comincerà a sbuffare: “Uffa, basta con questa storia della povertà …”.

Intanto mi godo il fatto che l’anello che usa il papa appartenne a Paolo VI (anche se non lo usò): dài che il Concilio riprende la sua corsa!

 

Domenica delle Palme e della Passione del Signore (2° sett. salt)

sabato 23 marzo

16.00 (s. Petronio): s. Messa

Domenica 24 marzo

giornata di preghiera e digiuno per i Missionari martiri

  9.10 (Gesù Povero): benedizione ai fedeli e s. Messa della Passione
(def. Maria Provvidenza Moscaritolo)

10.40 (san Petronio), ritrovo nel parcheggio/campo di basket:
distribuzione dei rami, benedizione ai fedeli,
processione e s. Messa della Passione

 

Preghiera universale:

Perché tutta la Chiesa segua sempre Cristo con fiducia, coraggio e speranza, preghiamo

Perché la sfida della croce stimoli i chiamati al sacerdozio, preghiamo

Perché ogni uomo oggi contempli quale sia “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo”, preghiamo

Perché nessuno carichi mai più la croce sulle spalle dei fratelli, preghiamo

Perché il Signore ricompensi le famiglie che hanno accolto chi è passato a preparare la Pasqua del signore, preghiamo

Perché tutti i defunti passino dall’ombra della morte alla luce della vita eterna, preghiamo

Perché i nostri cuori di pietra si sciolgano e gridino al mondo l’amore di Dio, preghiamo

 

15.30 (Gesù Povero): Via Crucis

commentata da pensieri di mons. Oscar Arnulfo Romero

15-08-1917 / 24-03-1980

 

1° stazione: Gesù è condannato a morte

La persecuzione è qualcosa di necessario nella Chiesa. Sapete perché? Perché la verità è sempre perseguitata. Gesù Cristo lo disse: “se perseguitarono me, perseguiteranno anche voi”. E perciò, quando un giorno chiesero a papa Leone XIII, quell’intelligenza meravigliosa degli inizi del nostro secolo, quali sono le note che distinguono la vera Chiesa cattolica, il papa disse le quattro già conosciute: una, santa, cattolica e apostolica. “Aggiungiamone un’altra – disse il papa – perseguitata”. La Chiesa che compie il suo dovere non può vivere senza essere perseguitata. (29.5.77)

 

2° stazione: Gesù è caricato della croce

Se uno vive un cristianesimo molto buono, ma che non tocca il nostro tempo, che non denuncia le ingiustizie, che non proclama il Regno di Dio con coraggio, che non rifiuta il peccato degli uomini, che acconsente, per stare bene con certe classi, i peccati di queste classi, non sta compiendo il suo dovere, sta peccando, sta tradendo la sua missione. La missione è data per convertire le persone, non per dire loro che va bene tutto ciò che fanno; e per questo, naturalmente viene presa male. Tutto ciò che ci corregge, ci prende male. Io so di non piacere a molta gente, ma so di piacere molto a tutti quelli che cercano sinceramente la conversione della Chiesa. (21.8.77)

 

3° stazione: Gesù cade la prima volta

Vogliamo essere la Chiesa che porta il Vangelo autentico Un Vangelo che non tenga conto dei diritti degli uomini, un cristianesimo che non costruisca la storia della terra, non è l’autentica dottrina di Cristo, ma semplicemente uno strumento del potere. Lamentiamo che in qualche periodo anche la nostra Chiesa sia caduta in questo peccato; ma vogliamo modificare questo atteggiamento e, secondo questa spiritualità autenticamente evangelica, non vogliamo essere giocattoli dei potenti della terra, ma vogliamo essere la Chiesa che porta il Vangelo autentico, coraggioso, di nostro Signore Gesù Cristo, anche quando fosse necessario morire come Lui sulla croce. (27.11.77)

 

4° stazione: Gesù incontra sua madre

Maria è l’espressione del bisogno dei salvadoregni. Maria è l’espressione dell’afflizione di quelli che stanno in carcere. Maria è il dolore delle madri che hanno perso i loro figli e nessuno gli dice dove stanno. Maria è la tenerezza che cerca afflitta una soluzione. Maria sta nella nostra patria come in un vicolo cieco, ma aspettando che Dio venga a salvarci. Imitiamo questa povera di Jahweh e sentiremo che senza Dio non possiamo nulla, che Dio è la speranza del nostro popolo, che solo Cristo, il Divino Salvatore, può essere il salvatore della nostra patria. (24.12.78)

 

5° stazione: Gesù è aiutato dal Cireneo

Fratelli, non valutiamo la Chiesa per quantità della gente, né valutiamola per edifici materiali. La Chiesa ha costruito molti templi, molti seminari. Ciò che importa siete voi, le persone, i cuori, la grazia di Dio che ridà la verità e la vita di Dio. Non valutatevi per la moltitudine, ma per la sincerità del cuore con cui seguite questa verità e questa grazia del nostro Divino Redentore. (19.12.77)

 

6° stazione: la Veronica asciuga il volto di Gesù

Fuori dalla Chiesa ogni persona che lotta per la giustizia, ogni persona che cerca rivendicazioni giuste in un ambiente ingiusto, sta anche lavorando per il Regno di Dio e può darsi che non sia cristiana. La Chiesa non esaurisce il Regno di Dio. Il Regno di Dio sta in maggior parte al di fuori delle frontiere della Chiesa e pertanto la Chiesa apprezza tutto ciò che è in sintonia con la sua lotta per impiantare il Regno di Dio. Una Chiesa che cerca solamente di conservarsi pura, incontaminata, non sarebbe una Chiesa al servizio di Dio e degli uomini (3.12.78).

 

7° stazione: Gesù cade la seconda volta

 

Questo vuole la Chiesa: inquietare le coscienze, provocare crisi nell’ora che stiamo vivendo. Una Chiesa che non provoca crisi, un Vangelo che non inquieta, una parola di Dio che non solleva malumori –come diciamo volgarmente-; una parola di Dio che non tocca il peccato concreto della società in cui si sta annunciando, che Vangelo è? Considerazioni pietose, così buone che non infastidiscono nessuno… così molti vorrebbero che fosse la predicazione. E quei predicatori che per non molestare, per non avere conflitti e difficoltà evitano ogni cosa spinosa, non illuminano la realtà in cui si vive… il Vangelo che vale è la buona notizia che venne a togliere i peccati del mondo. (16.4.78)

8° stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme

La Bibbia sola non basta. E’ necessario che la Chiesa riprenda la Bibbia e torni a renderla Parola Viva. Non per ripetere alla lettera salmi e parabole, ma per applicarla alla vita concreta dell’ora in cui si predica questa parola di Dio. La Bibbia è come la fonte dove questa rivelazione, questa parola di Dio, sta custodita. Ma a cosa serve la fonte, per quanto sia limpida, se non la raccogliamo nelle nostre anfore e non la portiamo per le necessità delle nostre case. Una Bibbia che viene usata soltanto per essere letta e vivere completamente schiacciati su tradizionalismi e abitudini d’altri tempi, nei quali furono scritte queste pagine, è una Bibbia morta. Questo si chiama biblicismo, non rivelazione di Dio. (16.7.78)

 

9° stazione: Gesù cade la terza volta

Il benessere della Chiesa porta rilassamento. I sacerdoti che si trovano molto bene nelle loro parrocchie, stiano attenti! I cristiani che sentono che il Vangelo non li molesta stiano attenti! Non c’è cosa peggiore che un cattivo sacerdote. La Chiesa dei poveri è un criterio di autenticità perché non è una Chiesa classista. Non significa disprezzare i ricchi, ma dire ai ricchi che se non si fanno come poveri nel cuore non entreranno nel Regno dei cieli. Il vero predicatore di Cristo è la Chiesa dei poveri, per incontrare nella povertà, nella miseria, nella speranza di colui che prega nel tugurio, nel dolore, nel non essere ascoltato, un Dio che ascolta, e solamente avvicinandosi a questa voce si può sentire anche Dio. (5.11.78)

 

10° stazione: Gesù è spogliato delle vesti

Niente è tanto importante per la Chiesa come la vita umana, come la persona umana. Soprattutto la persona dei poveri e degli oppressi, che –oltre ad essere umani– sono anche esseri divini, in quanto Gesù disse di loro che tutto ciò che si fa ad essi egli considera fatto a se. E questo sangue, il sangue, la morte, stanno al di la di ogni politica. Toccano il cuore stesso di Dio, fanno che né la riforma agraria, né la nazionalizzazione della banca, né altre misure promesse possano essere feconde con spargimento di sangue. (16.3.80)

 

11° stazione: Gesù è inchiodato alla croce

Vorrei rivolgere un appello speciale, agli uomini dell’esercito e in particolare alle basi della Guardia Nazionale, della Polizia, delle Caserme.

Fratelli, appartenete al nostro stesso popolo; uccidete i vostri fratelli contadini. E di fronte ad un ordine di uccidere, che dà un uomo, deve prevalere la legge di Dio che dice: NON UCCIDERE!.. Nessun soldato è obbligato ad obbedire ad un ordine contro la legge di Dio… Nessuno è obbligato ad adempiere una legge immorale… Ormai è tempo che recuperiate la vostra coscienza e che obbediate alla vostra coscienza piuttosto che all’ordine del peccato. La Chiesa, difensora dei diritti di Dio, della legge di Dio della dignità non può restare in silenzio di fronte a tanta abominazione. Vogliamo che il governo consideri seriamente che a niente servono le riforme se vengono ottenute con tanto sangue. In nome di Dio, quindi, e in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono fino al cielo, ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione! (23-03-1980)

 

12° stazione: Gesù muore in croce

Questa santa Messa quindi, questa Eucarestia, è precisamente un atto di fede. Con fede cristiana sappiamo che in questo momento l’ostia di frumento si trasforma nel corpo del Signore che si offrì per la salvezza del mondo e che in questo calice il vino si trasforma nel sangue che fu il prezzo della salvezza. Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini alimentino anche noi per dare il nostro corpo e in nostro sangue alla sofferenza e al dolore, come Cristo, non per sé, ma per offrire concetti di giustizia e di pace al nostro popolo. Uniamoci quindi intimamente con fede e speranza a questo momento di preghiera. (24-03-1980)

 

13° stazione: Gesù è deposto dalla croce

Sono stato frequentemente minacciato di morte. Devo dirvi che, come cristiano, non credo nella morte senza resurrezione. Se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoregno.

Lo dico senza alcuna presunzione, con la più grande umiltà. Come pastore sono obbligato, per mandato divino, a dare la vita per quelli che amo, che sono tutti i salvadoregni, anche per quelli che mi assassineranno. Se giungeranno a compimento le minacce, già da ora offro a Dio il mio sangue per la redenzione e la resurrezione del Salvador … .

 

14° stazione: Gesù è deposto nel sepolcro

… Il martirio è una grazia che non credo di meritare. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, che il mio sangue sia seme di libertà e il segno che la speranza sarà presto una realtà. La mia morte, se è accettata da Dio, sia per la liberazione del mio popolo e una testimonianza di speranza nel futuro. Se arrivassero ad uccidermi, potete dire che perdono e benedico quelli che lo fanno. Chissà che si convincano che stanno perdendo il loro tempo. Un vescovo morirà, ma Chiesa di Dio che il popolo, non perirà mai.

 

In memoria del vescovo Romero


In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,
vi ordino: non uccidete!
Soldati, gettate le armi…
Chi ti ricorda ancora,
fratello Romero?
Ucciso infinite volte
dal loro piombo e dal nostro silenzio.
Ucciso per tutti gli uccisi;
neppure uomo,
sacerdozio che tutte le vittime
riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo:
ucciso perché facevi
cascare le braccia
ai poveri armati,
più poveri degli stessi uccisi:
per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso,
e mai ci sarà un Etiope
che supplichi qualcuno
ad avere pietà.
Non ci sarà un potente, mai,
che abbia pietà
di queste turbe, Signore?
nessuno che non venga ucciso?
Sarà sempre così, Signore?

 

David Maria Turoldo

 

O Dio,

che nel mistero della tua Provvidenza

unisci la Chiesa alla passione del Cristo, tuo Figlio,

concedi a coloro che soffrono persecuzione a causa del tuo nome,

lo spirito di pazienza e di amore,

perché siano testimoni autentici e fedeli delle tue promesse.

Per il nostro Signore Gesù Cristo …

lunedì santo 25 marzo

18.00 (c/o Suore): S. Messa

21.00: celebrazione Penitenziale

martedì santo 26 marzo

18.00 (c/o Suore): S. Messa

mercoledì santo 27 marzo

18.00 (c/o Suore): S. Messa

giovedì santo 28 marzo

20.30, (san Petronio): s. Messa della Cena del Signore,

lavanda dei piedi  ai fanciulli che si preparano alla s. Messa di prima Comunione

breve Adorazione guidata per i gruppi dei fanciulli e dei ragazzi,

 

Un amico fedele è rifugio sicuro:
chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele non c’è prezzo,
non c’è misura per il suo valore.
Un amico fedele è medicina che dà vita.

(Siracide 6, 14-16a)

 

“Vuoi essere mio amico?”

ti chiede Gesù.

 

Gesù è stato amico di tutti.

Lo dicono i suoi stessi nemici:

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro” (Luca 15, 1-2).

e proprio per questo, la “brava” gente lo critica e lo accusa:

“Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori” (Matteo 11, 19).

 

Gesù continuerà a dare la sua amicizia a tutti, non la toglie neppure a Giuda, quando questi lo tradisce:

Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda,

 si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”.

E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!” (Matteo 26, 47.49-50).

Chi sono gli amici?

 

Gli amici sono quelli che si dicono tutto:

“Dico a voi, amici miei: non abbiate paura …” (Luca 12, 4)

 

Gli amici non hanno segreti:

“Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (Giovanni 15, 15).

 

Gli amici mantengono i patti, Gesù ci dice:

“Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”. (Giovanni 15, 14.17).

 

Quale “comando” (che è una parola un po’ antipatica) è però più bello di quello che ci chiede di diventare tutti amici gli uni degli altri?

Infatti un’altra regola dell’amicizia è che: “gli amici dei miei amici (e soprattutto del mio amico Gesù), sono miei amici”. Così nasce la Chiesa.

 

Gli amici non abbandonano gli amici (magari a volte bisogna un  po’ insistere) … :

Gesù disse loro: “Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho”, e se quello gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono” (Luca 12, 5-8).

Quale “pane” ci darà Gesù?

Quali “pani” offriremo al mondo affamato?

 

Gli amici sono quelli che vogliono o non vogliono le stesse cose.

Ascolta Gesù che parla dell’ amicizia del Padre con Lui e di Lui con noi e che ci invita a fare lo stesso, noi con Lui:

 “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore (Giovanni 15, 9-10).

 

I veri amici si vogliono un bene per la pelle, dice Gesù:  “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Giovanni 15, 13).

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Giovanni 6, 51).

 

Gli amici sono quelli che rendono gli altri uguali a se stessi, dice Gesù: ”Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Rimanete in me e io in voi.

 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto. Rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. (Giovanni 15, 1…7).

Gesù ci fa diventare figli di Dio come lui, ci rende come lui, dandoci da mangiare Se stesso:

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Questo è il pane disceso dal cielo. Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Giovanni 6, 54…58).

 

Infine, gli amici sono per sempre, dice Gesù:

Questo è il pane disceso dal cielo. Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Giovanni 6, 58).

 

Adorazione comunitaria guidata dai giovani

…VEGLIATE CON ME

Introduzione:

In questa notte Gesù invita i discepoli a seguirlo nella sua preghiera…

Arrivato al Getsèmani dice loro di fermarsi mentre egli si distanzia. In queste parole c’è l’eco di un passo importantissimo della Genesi (22,5), cioè della prova di Abramo. Abramo prende con sé il figlio Isacco e, dopo aver fatto un tratto di cammino, dice ai servi: «Mettetevi a sedere qui con l’asino, mentre io e il ragazzo attraverseremo fin là e, dopo aver adorato, torneremo da voi».

Subito dopo il brano di vangelo sottolinea che Gesù «cominciò a provare tristezza e angoscia»; la ribadisce Gesù stesso nelle sue parole, quando dice: «La mia anima è triste fino alla morte».

Quest’ultima espressione di Gesù riecheggia nei testi di alcuni salmi, (42 e 43): «Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi?».

Gesù si mostra, secondo l’evangelista Matteo, come prototipo del “giusto”, rievocando Abramo e il salmista, il pio e l’orante dell’Antico Testamento.

Questa sera desideriamo entrare, contemplare ed interiorizzare la preghiera di Gesù, ed il suo invito a vegliare CON Lui e COME Lui.

Canto: Chi ci separerà.

Breve silenzio …

Vangelo:

Matteo 26,36-46

36Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. 38E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». 40Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? 41Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». 43Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. 44Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. 45Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. 46Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

 

Primo momento:

La preghiera di Gesù al Padre

«E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: ‘Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!’».

Nelle parole di Gesù c’è l’immagine del calice: cos’è il calice? Nell’Antico Testamento, il calice è il calice dell’ira di Dio, cioè è un’immagine di giudizio. Il calice è ciò che Dio dà da bere all’empio, al peccatore: è il calice del furore di Dio (Is 51,17; cfr. Ger 25,15-29; Sal 75). Negli scritti dei rabbini questa diventa immagine del destino doloroso del martire. E’ un’immagine differente: non di giudizio, ma di sofferenza e di dolore.

Gesù è per eccellenza il martire per la causa di Dio e, pure, egli assume su di sé il giudizio riservato ai peccatori.

Canone: Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio niente gli manca. Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio basta.

«Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». 43Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti».

Una seconda volta Gesù prega e poi torna dai discepoli. Stavolta il pregare di Gesù è sempre più simile al Padre Nostro: «Padre mio (…) sia fatta la tua volontà» e «Padre nostro (…) sia fatta la tua volontà». Non si tratta della volontà “di Dio” ma è in

entrambi i passi, la volontà è “del Padre”. Cosa contiene questa volontà? Volontà del Padre è «che non si perda neppure uno di questi piccoli». La volontà del Padre è pertanto volontà di salvezza: è «la sua volontà salvifica per la quale egli ha deciso di salvare il mondo».

La preghiera di Gesù «Padre… sia fatta la tua volontà» ha pertanto a che fare con la salvezza e con la misericordia.

Con la salvezza: come ci ha insegnato a fare nel Padre Nostro, Gesù prega perché si compia la volontà salvifica di Dio nell’attuazione del suo Regno e nella manifestazione della santità del suo nome. Con la misericordia: Gesù accetta per sé la volontà del Padre da lui stesso espressa nel discorso della montagna. Fa quel che ha insegnato a fare nel Padre Nostro: chi dice il Padre Nostro accetta la volontà di Dio come Gesù gliel’ha fatta conoscere, e Gesù chiede al Padre di poter accettare la sua volontà come lui stesso l’ha fatta conoscere. Questa volontà ha il contenuto che le è stato dato nel discorso della montagna, specialmente nella parte che precede il Padre Nostro: le antitesi che compiono la legge. Il compimento a cui Gesù porta la legge antica (cioè la

volontà di Dio espressa nelle Scritture di Israele) culmina nel comandamento dell’amore per il prossimo, inteso come amore per il nemico (5,43-48).

Canone: Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio niente gli manca. Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio basta.

Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Matteo insiste sul fatto che Gesù prega… Gesù realizza in sé l’indicazione che fa da cornice al Padre Nostro : «Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole». Nel Getsèmani Gesù non spreca le parole: ripete continuamente una medesima preghiera insistendo sugli stessi contenuti. Non moltiplica le parole, ma ripete con insistenza una breve preghiera . E questa preghiera, più e più volte ribadita, coincide col Padre Nostro.

Canone: Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio niente gli manca.

Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio basta.

Silenzio …

Preghiere:

Ripetiamo insieme: Maestro, insegnaci a pregare.

Per ricevere il dono dello Spirito Santo (rit.)

Per condividere la preghiera con gli altri e per gli altri (rit.)

Per invocare la tua misericordia e per crescere nella misericordia (rit.)

Per chiedere il dono della salvezza (rit.)

Per non aver il timore di chiedere (rit.)

Per imparare a chiedere (rit.)

Per crescere nell’Ascolto (rit.)

Canto: Padre mio.

 

Secondo momento:

Le parole di Gesù ai discepoli

E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». .

Gesù si rivolge a Pietro, ma le sue parole sono dette al plurale, quindi, Pietro è il rappresentante dell’intero gruppo: questa parola non vale soltanto per lui. La prima parola ai discepoli è un’amara constatazione di Gesù.

Canto: Ti seguirò, ti seguirò oh Signore, e nella tua strada camminerò.

Nella sua seconda frase Gesù reitera l’invito che è stato disatteso dai discepoli: «Vegliate e pregate per non entrare nella tentazione». Li aveva già invitati a vegliare; ha però dovuto constatare la loro incapacità ad osservare la sua parola.

La tentazione di cui parla Gesù al Getsèmani, così come quella del Padre Nostro («e non introdurci in tentazione»), non è una tentazione qualsiasi, ma quella in cui è in gioco la qualità del discepolo, quella in cui si rischia l’abbandono della sequela.

Gesù ha già detto ai suoi che non è possibile alcuna sequela senza l’accettazione di una tribolazione specificatamente connessa all’essere discepolo. Adesso, pertanto, non sta parlando di una prova generica, ma di quella prova che necessariamente incombe quando si vuole percorrere fino in fondo il cammino della sequela.

Canto: Ti seguirò, ti seguirò oh Signore, e nella tua strada camminerò.

Gesù ripete ai suoi in questa circostanza l’insegnamento già dato in occasione del discorso della montagna, quando insegnò loro la preghiera del Padre Nostro. Quel che Gesù sta dicendo di fare nel Getsèmani è quello che ha insegnato a fare col Padre Nostro. Ha insegnato a chiedere di non venir meno nella tentazione e chiede loro di attuare l’insegnamento ricevuto. Essi mancano proprio in questo momento: non fanno secondo quanto è stato loro insegnato da Gesù, non si rivolgono al Padre che è nei cieli per chiedergli di non essere introdotti nella tentazione. Gesù sta facendo quello che i discepoli non fanno e non faranno nel seguito del racconto. Qui non c’è soltanto Gesù ‘maestro’ che ricorda il suo insegnamento e lo ribadisce, c’è anche Gesù ‘modello’ che, per primo, vive ed attua ciò che ha insegnato e che di nuovo insegna. Da un

lato egli esorta i suoi ad attuare l’insegnamento già ricevuto in precedenza da lui e, dall’altro, mostra se stesso come colui che per primo si regola secondo l’insegnamento dato. Esorta pertanto a fare quello che lui sta facendo: si deve affrontare la tentazione con una preghiera vigilante rivolta al Padre per non soccombere nella prova.

Canto: Ti seguirò, ti seguirò oh Signore, e nella tua strada camminerò.

Silenzio…

Preghiere:

Ripetiamo insieme: ascoltaci, Signore.

Manda il tuo Spirito, o Padre, a fare di noi coloro che amano il Figlio tuo e in lui amano tutti gli uomini. Noi ti preghiamo.

Manda il tuo Spirito, o Padre, a insegnare alla Chiesa l’obbedienza alla Parola di Gesù per ritrovare in essa unità e comunione. Noi ti preghiamo.

Manda il tuo Spirito, o Padre, a ricordare al papa Francesco e a tutti i vescovi l’evangelo di Gesù,

facendone i custodi della sua integrità e della sua perenne novità. Noi ti preghiamo.

Manda il tuo Spirito, o Padre, sui popoli del mondo affinché desiderino e realizzino la pace donata da Gesù attraverso la sua croce. Noi ti preghiamo.

Per questa nostra comunità: rinvigorita dallo Spirito di amore e di pace si apra alla condivisione, all’accoglienza e al servizio gioioso del Vangelo. Preghiamo.

Preghiere spontanee …

Canto: Padre nostro ascoltaci.

Conclusione:

A noi è data la possibilità di vegliare CON Gesù pregando il Padre, e in questo modo portare al

compimento il cammino della sequela.

Concludiamo questo momento di preghiera recitando insieme il Padre Nostro.

-possibilità di confessarsi
Dopo la mezzanotte l’Adorazione si fa senza alcuna solennità:
Venerdì è il giorno della Croce e il sabato è il giorno della Sepoltura

venerdì santo 29 marzo

15.00, nell’ora della morte del Signore, chiesetta di Gesù Povero: Via Crucis
commentata da pensieri di don Primo Mazzolari (da: La Via Crucis del povero)

PRIMA STAZIONE – Gesù è condannato a morte da Pilato

La Via Crucis incomincia col Cristo davanti al tribunale degli uomini; la prima stazione della nostra avventura incomincia con un giudizio su Dio. Il mio egoismo si atteggia a scrutatore dell’amore; il mio niente mette sotto giudizio l’Onnipotente! Il mio peccato è già consumato. Chi non crede nell’amore è già giudicato, «perché non ha creduto nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio. Vedete come l’arrestano. Nessun mandato di cattura: semplice operazione di polizia. Un branco di gente raccogliticcia: servi del sommo sacerdote, con Giuda per guida. Dove lo trovano? Nell’orto degli Ulivi, in ginocchio. Cristo accetta di vivere sotto la legge, ma sopravanza la legge. Ecco il suo torto. Egli è troppo onesto: pensa agli altri, viene per gli altri, lavora per gli altri, muore per tutti. Troppo! Si sopporta meglio un meno. A coloro che sono meno uomini, la legge spesso perdona: ma chi si fa Figlio di Dio non sarà perdonato.

 

SECONDA STAZIONE – Gesù è caricato della croce

«Se uno vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua».

Pochi gli sono andati dietro: e quando la croce, da parola annunciata, diviene la Croce e il Maestro è catturato, condannato, caricato, crocifisso, allora anche il minuscolo gruppo dei rimasti si disperde ed egli rimane solo lungo la via del Calvario. Rimane solo proprio colui che saliva per tutti, portando la croce di tutti.

Il Venerdì Santo è lo sforzo di seguire il Signore, di fare con lui la rinuncia ai nostri diritti onde sopravanzare, nell’esercizio della carità, i nostri doveri. Dei suoi diritti di Figlio dell’uomo, egli non si valse come nessuno mai, né prima, né dopo. Egli è andato oltre ogni dovere, con una carità senza limiti. Dire la verità quando costa la vita è al di là del dovere. Scegliere di essere poveri alla maniera di Gesù è al di là del dovere. Fare del bene a chi ci fa del male è al di là del dovere. Amare chi ci odia è al di là del dovere.

 

TERZA STAZIONE – Gesù cade la prima volta

Non mi fa meraviglia che Gesù cada: mi fa meraviglia che un uomo, ridotto a quel modo, stia in piedi e riesca a trascinarsi dietro, per la salita al Calvario, il legno delle Croce. L’amore non ha misura, ma l’adorabile umanità del Salvatore porta nella sua carne la misura della nostra infermità. Se egli cade, è perché cedono le sue povere forze fiaccate dall’urto incessante e implacabile della nostra malvagità, la quale vi si accanisce contro senza ragione e senza utile.

Gesù così, disteso a terra, ne prende possesso. La terra, che riceve Gesù, mostra d’avere un cuore. Poiché mi sono rifiutato di farlo riposare sul mio cuore, la terra gli offre il suo. Ecco lo scandalo: lo scandalo dell’amore. L’amore non è amato. L’amore non è capito. L’amore è calpestato. La terra è fredda e fa paura. Eppure se il grano non marcisce… Nel calice che gli è stato presentato c’è dentro: “Il tuo amore non sarà ricambiato, il tuo amore non sarà capito; il tuo amore sarà rifiutato; il tuo amore sarà crocifisso”.

 

QUARTA STAZIONE – Gesù incontra Sua Madre

Alla svolta della strada, appena Gesù leva gli occhi da terra, Maria è là. Gesù guarda la Madre. Chi muore cerca la mamma.

Cristo ama la Madre in ognuno di noi che dal suo sacrificio veniamo redenti e adottati come «figliuoli di Maria». Egli non toglie nulla alla Madre: le apre nel cuore una maternità universale, come il suo cuore s’è già aperto a una fraternità che tutti abbraccia. La Madre e la Croce non sono due beni separati o separabili: sono l’unico insostituibile manipolo della sua carità.

«Madre, ecco tuo figlio» ,«Giovanni, ecco tua madre».

L’epilogo del dramma viene consumato ai piedi della Croce, ma il suo momento più patetico è nell’incontro. La Madonna che segue Gesù fin sul Calvario e sta ai piedi della Croce è il folgorante esempio d’una nuova umanità. La maternità divina della Vergine è un mistero di gioia: la sua maternità umana è un mistero di dolore.

La Madonna dona con cuore così largo e generoso, che al posto del Figlio accoglie Giuda, Pietro, il cattivo ladrone, i farisei, i crocifissori, me…

 

QUINTA STAZIONE – Gesù è aiutato da Simone di Cirene

Gli stessi carnefici si avvedono che Gesù non può continuare.

Bisogna aiutare Gesù, bisogna aiutare il povero. Qualcuno gli vada incontro. A chi tocca? «A me», risponde la coscienza cristiana, che si sente responsabile di tutto e di tutti. «Agli altri» risponde l’eterno Caino, che sonnecchia in ognuno di noi.

La carità ci compromette contro il nostro mondo e contro noi stessi in maniera paurosa. Senza una carità folle, chi potrà salvare il mondo? L’amore non conosce barriere o riguardi di persone, non esclude nessuno dall’amore. Il Cristo che soffre ha tali connotati che nessun pregiudizio li può contraffare.

Bisogna fare ponti sull’uomo. Si deve passare con la carità, che fa vivere tutti e costruire la famiglia, la patria, la Chiesa.

Chi non ama non ha famiglia, non ha patria, non ha Chiesa…

E non ha gioia, perché la gioia è il riflesso del bene goduto da chi abbiamo saputo accogliere nel nostro cuore.

 

SESTA STAZIONE – Gesù incontra la Veronica

Nella travolgente brutalità di certe ore, pare quasi che tutto si smarrisca; eppure, basta un po’ d’azzurro, dietro il cupo lampeggiare dell’uragano, per tenere viva la speranza. Tutto dipende dall’amore. Il demonio ha un cuore di pietra. Gesù ha toccato il cuore della Veronica, che diventa una fonte d’acqua che sgorga dalla vita eterna.

La donna perduta, in casa di Simone, si purifica rompendo l’alabastro ai piedi di Cristo; la Veronica si purifica presentando un lino per il suo volto benedetto e sfigurato. Ambedue sono pronte al richiamo di Colui che passa. Se chiudiamo il cuore al povero che passa, non avremo sull’anima la ricompensa incancellabile della carità. Se invece è rimasto in noi un lembo incontaminato di anima, corriamo incontro a Cristo che passa portando la Croce delle nostre colpe e asciughiamogli il volto benedetto. Forse, dinanzi all’immagine dolorosa di Lui, impressa nella parte più pura della nostra anima, qualcuno dei fratelli che lo bestemmia riconoscerà il Signore, e percuotendosi il petto, insieme a noi benedirà il Suo santo nome.

 

SETTIMA STAZIONE – Gesù cade la seconda volta

All’indifferenza delle stelle ci si abitua, ma come sopportare l’indifferenza dei cristiani? Dio non ha mani perché vuole che io gli impresti le mie, non ha piedi perché vuol camminare con i miei verso la casa del povero, non ha labbra perché vuole le mie parole e i miei baci per chi soffre e chi muore. «Dall’amore che vi porterete gli uni gli altri, riconosceranno che siete miei discepoli…». E’ un comando di Gesù, un diritto elementare del cristiano. Se non amo, impedisco al povero di vedere Dio. Il cielo si chiude quando gli uomini sono cattivi. In terra cristiana quando i cristiani non hanno cuore è molto difficile vedere Dio. L’uomo che manca all’uomo è ingiusto; il cristiano che manca al cristiano è sacrilego. Mi sei vicino davvero, Signore. Sei legato alla mia povertà. Eccomi inserito nella tua umanità che ascende perché tu ti sei immedesimato nella mia umanità che discende. Mi hai preso dal basso, dal più basso di me stesso, ove nessuno mi raggiunge.

 

OTTAVA STAZIONE – Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme

I poveri sono rimasti fedeli a Cristo e glielo hanno testimoniato come hanno potuto. Non possono togliergli la Croce, ma lo seguono da lontano. Accanto a Gesù c’è il pianto delle donne che, senza difenderlo davanti agli uomini, riempiono la Sua solitudine di condannato e ne cancellano l’obbrobrio. Gesù parla alle donne che piangono, mentre s’accontenta di guardare la faccia chiusa dei suoi uomini. Gesù le chiama: «Figlie di Sion…». Come i profeti: «Rallegrati, figlia di Sion; non piangere, figlia di Sion». Sono le figlie del Suo popolo, della Sua terra, del Suo Padre. Gesù vede la donna nella luce più bella. Nessuna donna dev’essere posta in tentazione di dire: «Beate le sterili …». Guai a chi avvilisce la maternità! Oggi il legno verde, domani il legno secco. Il povero è trattato come il legno secco. Cristo non taglia da sé il legno secco: lo inserisce nel legno della sua Croce. Chi ha fede in Lui, fosse pure l’ultimo, diviene capace di portare sulle sue spalle tutto il dolore del mondo.

 

NONA STAZIONE – Gesù cade la terza volta

Abbiamo imparato a valutare il carico massimo di una nave, la portata di un ponte e del cemento armato, il carico di un cammello e di un cavallo, ma non ci curiamo di sapere fin dove reggono le spalle dei fratelli! Guardo come Gesù riesce a camminare sotto il peso della Croce. Ogni passo lascia un rigo di sangue. La flagellazione ne ha divorato le carni delicatissime e ora quel peso è come un torchio.

Una, due, tre volte… eccolo a terra, sotto la Croce.

Gli altri condannati che viaggiavano con lui, portando i loro legni, erano due ladri di strada. Ai crocicchi, «qualche donna piangeva e metteva lamenti. Una, sfidando quanti gli facevano oltraggio, gli s’appressò e gli asciugò il volto.

Camminando con Lui e incontrandosi  con lo sguardo alle svolte del ripido sentiero, saliva la Madre. E salivano verso il Calvario, senza uno sguardo, senza una carezza, senza una benedizione.

Se «il nostro peso è il nostro amore», la tua Croce è imponderabile e incommensurabile come la tua carità.

Chi dunque ne potrà misurare l’altezza, la profondità, la larghezza?

 

DECIMA STAZIONE – Gesù è spogliato delle sue vesti

Rinuncia a scolparsi, lui, l’innocente.

Rinuncia a difendersi, lui, l’Onnipotente.

Rinuncia alla rappresaglia, lui, il Terribile.

Rinuncia a essere compatito, lui, il Pietoso.

Rinuncia a morire in pace, lui, il Pacifico.

Rinuncia alla vita, lui, il Vivente. Rinuncia al vestito, lui, che veste i gigli del campo e ogni erba del prato.

Cristo spogliato è il Povero, l’uomo senza diritti.

Chi veste gli altri è spogliato, come è nudo chi veste i gigli del campo. Ma la somiglianza non cancella l’ingiustizia: per questo mi sentirò dire nel giorno della Verità: «Io ero nudo e tu non mi hai vestito». Tu, sulla croce, sei nudo, sei l’Uomo; noi siamo obbligati a portare la maschera dell’uomo forte, dell’uomo grande… fin sulla Croce.

 

UNDICESIMA STAZIONE – Gesù è inchiodato sulla Croce

I Suoi piedi hanno camminato per il Vangelo; le Sue mani hanno guarito, assolto, rialzato, lavorato: mani che «hanno fatto bene ogni cosa», come quelle del Padre… Credevano, inchiodandogli mani e piedi, di aver reso impotente l’Onnipotente! Gli uomini credono di poter fermare Dio, spegnere lo Spirito, fermare la verità. Dio solo è la Roccia. Gesù ha le mani e i piedi crocifissi, ma libero il cuore, libera la testa. Costa l’amare, ma si può amare; costa il pensiero libero, ma è ancora possibile in uno sforzo supremo. Il cuore glielo lacereranno più tardi; la testa gliel’hanno già coronata di spine, ma quello che di più suo e di più sacro ha l’uomo, la personalità, che è fatta di pensiero e di sentimento, nessuno ha osato toccargliela.

C’è un solo punto fermo quaggiù per l’uomo: la Croce.

Bisogna però avere la forza di lasciarsi inchiodare sulla Croce; se no, si muore con un capestro, il capestro di Giuda.

Mentre tutti portiamo la croce, pochi sono sicuri della Croce, non avendo voluto farsi inchiodare su di essa. Siamo dei condannati più che dei crocifissi. «Inchiodato sulla croce, non temere! »

 

DODICESIMA STAZIONE – Gesù muore in Croce

Sul Calvario non si ragiona, si contempla. Con Cristo al mondo si è aggiunta una nuova dimensione: quella di coloro che danno la vita per ciò che amano. La Croce è l’unità di misura di questa nuova dimensione umana che sconfina nell’eterno: il Crocifisso è il fermento di questa nuova realtà, senza la quale non si capisce niente e tutto diventa disumano. Il Calvario «trascina» l’umanità. Che io lo voglia o no, la mia vita è legata al mio perdermi per coloro che amo. «Chi perde la propria vita, la ritrova». Se riesco a capire che il perdere è il solo guadagno, non sono il più povero. La povertà non è mancanza né di denaro né di successo, ma l’impossibilità di spendermi, la mancanza  d’amore. Se posso dare, sono ricco. Donando, mi apro a un credito senza limiti su Dio. Si salva soltanto chi ha fede nell’amore. Sono venuto per vedere e mi trovo inchiodato.

 

TREDICESIMA STAZIONE – Gesù è trafitto dalla lancia

Vedo sangue dappertutto, oggi: il tuo, Signore, che è «riscatto e bevanda», il sangue di tante tue creature, dal «giusto Abele» sino all’«ultimo» che non è mai l’ultimo, avendo l’uomo imparato prima di ogni altra l’arte di uccidere il fratello. Una statistica vuole che ogni quindici secondi ci sia un uomo che cade per colpa nostra. Ma la salvezza non è nel sangue: nel sangue c’è la «preziosità» di Colui che si offre, ma è l’amore che fa «il prezzo del sangue» e che salva. L’«amore più grande» è «nel sangue di Cristo, che è sparso per noi». Fratello, vedi quel Suo cuore che esce fuori dal costato? Non è più Suo neanche il cuore. Ma muore per me, muore per te: muore per insegnare agli uomini che non è più concesso di far morire, che è venuta l’ora di non far morire più nessuno, di mobilitare la pietà.

 

QUATTORDICESIMA STAZIONE – Gesù è posto nel sepolcro

A differenza degli uomini che la storia chiama grandi, Cristo non ha preso con sé nulla. Giuseppe d’Arimatea gli presterà il lenzuolo della sepoltura: ma, sulla Croce, il Figlio dell’Uomo, nell’estrema nudità dell’offerta, può ben dire «Tutto ho dato!».

Accetta la stalla, il fiato degli animali, la  greppia, il canto degli angeli, i poveri doni dei pastori, i ricchi doni dei magi, l’esilio in Egitto, il nascondimento fino a trent’anni a Nazaret. Accetta le premure di Marta, i silenzi estasiati della Maddalena, il profumo, le lacrime e i baci della peccatrice, il gesto audace della Veronica, il pianto delle donne lungo il Calvario. Accetta l’Osanna e il Crucifige, il bacio di Giuda, gli sputi, gli schiaffi, le battiture, la corona di spine, lo straccio di porpora. Accetta la condanna, la croce, le cadute, la spogliazione, i chiodi… e avrebbe accettato anche gli aromi portati dalle donne il lunedì di Pasqua, se la Vita trionfante non li avesse resi un omaggio tardivo.

 

ULTIMA E GIOIOSA STAZIONE

Signore, sono io che ti faccio morire, eppure oso guardarti.

Pietro ti guarda e si salva. Il buon ladrone ti guarda e si salva.

Il centurione ti guarda e si salva.

I farisei non hanno guardato…

Giuda ti ha baciato senza guardarti…Io ti faccio morire, ma ti guardo!

Voglio che Tu mi apra la piaga del Tuo cuore perché mi nasconda dentro: che i tuoi angeli dischiodino le tue braccia perché esse mi sollevino sopra la mia polvere di peccato: che essi distacchino i tuoi piedi benedetti perché mi conducano lontano da questo mondo che non vuole credere al tuo amore.

«Egli è veramente risorto… Questa è la nostra fede, la sola che può vincere il mondo!». Così dicevano i primi cristiani, ma è una fede tremenda. Se egli è il Risorto, io non ho ragione, ha ragione Lui; e a me non resta che questa uscita di misericordia attraverso le Sue piaghe gloriose. Se Cristo è il Risorto, il Suo Vangelo tiene, con neanche uno jota fuori; se non è il Risorto, tutto cade e diviene folle: anche le parole che pare abbiano un senso. E cade anche la gioia, [senza l’alleluja,] cade anche la speranza. Se non dico «credo», non capisco più niente. Se non riprendo in mano consapevolmente il mio battesimo, brucio. Battezzato nella tua morte, perdonato nel tuo sangue, confermato nella tua Pasqua… [Alleluia!] Che festa tremenda è la Pasqua! Ma è il giorno, Signore, che è stato fatto da te per me.

[Alleluia! Alleluia! Alleluia!]

20.00 (Gesù Povero): inizio della Celebrazione della Passione del Signore
proclamazione della Passione secondo Giovanni

in forma di Via Crucis verso la chiesa parrocchiale,

con la partecipazione del Gruppo dei ragazzi che si stanno preparando a ricevere
il sacramento della Confermazione,
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 18, 1-19, 42)

(commenti dalla esortazione sinodale “Il Sacramento della Carità”, di Benedetto XVI)

 

1° stazione: Gesù è la Parola detta dal Padre

 “Io Sono”

Gesù nell’Eucaristia dà non «qualche cosa» ma se stesso.

Dona la totalità della propria esistenza, rivelando la fonte originaria di questo amore. Egli è l’eterno Figlio dato per noi dal Padre.

A Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal cielo. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo » (Gv 6,51).

Gesù si manifesta così come il pane della vita, che l’eterno Padre dona agli uomini.

 

2° stazione: in Gesù il Padre ci ha detto e dato tutto

Il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo al suo insegnamento

Nell’Eucaristia si rivela il disegno di amore che guida tutta la storia della salvezza. In essa il Dio Trinità si coinvolge pienamente con la nostra condizione umana. Nel pane e nel vino, sotto le cui apparenze Cristo si dona a noi nella cena pasquale, è l’intera vita divina che ci raggiunge e si partecipa a noi nella forma del Sacramento. Già nella creazione l’uomo è chiamato a condividere in qualche misura il soffio vitale di Dio. Ma è in Cristo morto e risorto e nell’effusione dello Spirito Santo, dato senza misura, che siamo resi partecipi dell’intimità divina.

 

3° stazione: si compie la Parola di Gesù

Si compivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire

La missione per la quale Gesù è venuto fra noi giunge a compimento nel Mistero pasquale. Dall’alto della croce, dalla quale attira tutti a sé, Egli dice: «Tutto è compiuto». Nel mistero della sua obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce, si è compiuta la nuova ed eterna alleanza. La libertà di Dio e la libertà dell’uomo si sono definitivamente incontrate nella sua carne crocifissa in un patto indissolubile, valido per sempre. Anche il peccato dell’uomo è stato espiato una volta per tutte dal Figlio di Dio.

 

4° stazione: il Regno di Gesù

 “Il mio regno non è di questo mondo”

L’Ultima Cena accadde nel contesto della cena rituale memoriale della liberazione dall’Egitto. Questa cena era memoria del passato ma anche annuncio di una liberazione futura.  Infatti, il popolo aveva sperimentato che quella liberazione non era stata definitiva, poiché la sua storia era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal peccato. Il memoriale dell’antica liberazione si apriva così alla domanda e all’attesa di una salvezza più profonda, radicale, universale e definitiva. Collocando in questo contesto il suo dono, Gesù manifesta il senso salvifico della sua morte e risurrezione, mistero che diviene realtà rinnovatrice della storia e del cosmo intero.

 

5° stazione: Gesù è la Via, la Verità e la Vita

 “Sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità”

Nel Sacramento dell’altare il Signore si fa cibo per l’uomo affamato di verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci liberi davvero, Cristo si fa per noi cibo di Verità.

Ogni uomo porta in sé l’insopprimibile desiderio della verità, ultima e definitiva. Per questo, il Signore Gesù, «via, verità e vita», si rivolge al cuore anelante dell’uomo, che si sente pellegrino e assetato, al cuore che sospira verso la fonte della vita, al cuore mendicante della Verità.

Nel sacramento dell’Eucaristia Gesù ci mostra in particolare la verità dell’amore, che è la stessa essenza di Dio. È questa verità evangelica che interessa ogni uomo e tutto l’uomo.

 

6° stazione: “Ecco l’uomo!”

«Ecco l’uomo!».

L’antichità cristiana designava con le stesse parole Corpus Christi il Corpo nato dalla Vergine Maria, il Corpo eucaristico e il Corpo ecclesiale di Cristo. Questo dato ben presente nella tradizione ci aiuta ad accrescere in noi la consapevolezza dell’inseparabilità tra Cristo e la Chiesa. Il Signore Gesù, offrendo se stesso in sacrificio per noi, ha efficacemente preannunciato nel suo dono il mistero della Chiesa.

 

7° stazione: Gesù si consegna liberamente

Tu non avresti alcun potere su di me

Sacramento della carità, la Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo.

In questo mirabile Sacramento si manifesta l’amore «più grande», quello che spinge a «dare la vita per i propri amici». Gesù, infatti, «li amò fino alla fine». Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci «fino alla fine», fino al dono del suo corpo e del suo sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole del Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico!

 

8° stazione: Gesù viene condannato

Lo consegnò loro perché fosse crocifisso

«Nella morte in croce [di Cristo] si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo –amore, questo, nella sua forma più radicale».

Nel Mistero pasquale si è realizzata davvero la nostra liberazione dal male e dalla morte. Nell’istituzione dell’Eucaristia Gesù stesso aveva parlato della «nuova ed eterna alleanza», stipulata nel suo sangue versato.

Gesù è il vero agnello pasquale che ha offerto spontaneamente se stesso in sacrificio per noi, realizzando così la nuova ed eterna alleanza. L’Eucaristia contiene in sé questa radicale novità, che si ripropone a noi in ogni celebrazione.

 

9° stazione: Gesù viene crocifisso

Lo crocifissero

Gesù Cristo, dunque, che «con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio», nel dono eucaristico ci comunica la stessa vita divina. Si tratta di un dono assolutamente gratuito, che risponde soltanto alle promesse di Dio, compiute oltre ogni misura. La Chiesa accoglie, celebra, adora questo dono in fedele obbedienza. Il «mistero della fede» è mistero di amore trinitario, al quale siamo per grazia chiamati a partecipare.

 

10° stazione: Gesù è spogliato delle vesti

quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo

[Il] memoriale di Cristo [è] «suprema manifestazione sacramentale della comunione nella Chiesa».

L’unità della comunione ecclesiale si rivela concretamente nelle comunità cristiane e si rinnova nell’atto eucaristico.

«L’unicità e indivisibilità del Corpo eucaristico del Signore implica l’unicità del suo Corpo mistico, che è la Chiesa una ed indivisibile. Dal centro eucaristico sorge la necessaria apertura di ogni comunità celebrante, di ogni Chiesa particolare: attratta tra le braccia aperte del Signore, essa viene inserita nel suo Corpo, unico ed indiviso».

 

11° stazione: Gesù e la Madre

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!»

Dall’Annunciazione alla Pentecoste, Maria di Nazareth appare come la persona la cui libertà è totalmente disponibile alla volontà di Dio.

Come ha affermato il Concilio Vaticano II, «la beata Vergine avanzò nella pellegrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce (…) associandosi con animo materno al sacrificio di Lui (…); e finalmente, dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio».

Maria di Nazareth, icona della Chiesa nascente, è il modello di come ciascuno di noi è chiamato ad accogliere il dono che Gesù fa di se stesso nell’Eucaristia.

 

12° stazione: Gesù muore

Consegnò lo spirito

è necessario risvegliare in noi la consapevolezza del ruolo decisivo esercitato dallo Spirito Santo.

Il Paraclito, primo dono ai credenti, operante già nella creazione, è pienamente presente in tutta l’esistenza del Verbo incarnato.

Una volta risorto, portando nella sua carne i segni della passione, Egli può effondere lo Spirito, rendendo i suoi partecipi della sua stessa missione.

Pertanto, è in forza dell’azione dello Spirito che Cristo stesso rimane presente ed operante nella sua Chiesa, a partire dal suo centro vitale che è l’Eucaristia.

 

13° stazione: la trasfissione del cuore di Gesù

Ne uscì sangue e acqua

Uno sguardo contemplativo «a colui che hanno trafitto» ci porta a considerare il legame causale tra il sacrificio di Cristo, l’Eucaristia e la Chiesa.

L’Eucaristia è Cristo che si dona a noi, edificandoci continuamente come suo corpo. La Chiesa può celebrare e adorare il mistero di Cristo presente nell’Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce.

La possibilità per la Chiesa di «fare» l’Eucaristia è tutta radicata nella donazione che Cristo le ha fatto di se stesso: «Egli ci ha amati per primo».

Egli è per l’eternità colui che ci ama per primo.

 

14° stazione: Gesù è sepolto

vi era un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto

La Celebrazione eucaristica è pegno della gloria futura in cui anche i nostri corpi saranno glorificati. Celebrando il Memoriale della nostra salvezza si rafforza in noi la speranza della risurrezione della carne e della possibilità di incontrare di nuovo, faccia a faccia, coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede.

Vorrei ricordare a tutti i fedeli l’importanza della preghiera di suffragio per i defunti affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. Riscoprendo la dimensione escatologica insita nell’Eucaristia, celebrata ed adorata, siamo così sostenuti nel nostro cammino e confortati nella speranza della gloria

Adorazione della santa Croce e Comunione

-possibilità di confessarsi

dall’Adorazione della Croce alla celebrazione

della Veglia pasquale, davanti alla Croce si genuflette

sabato santo 30 marzo

oggi la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore meditando la sua passione e morte

alla chiesetta di Gesù Povero:

dalle 9.15 alle 11.45: possibilità di confessarsi

alle 9.00 e alle 12.00: benedizione alle uova

alla chiesa di san Petronio:

dalle 14.30 alle 18.00: possibilità di confessarsi

alle 15.00, alle 16.00, alle 17.00: benedizione alle uova

Pasqua di Risurrezione

sabato 30 marzo

22.00: Veglia pasquale nella notte santa

Domenica 31 marzo

  9.30 (Gesù Povero): s. Messa

11.00 (s. Petronio) s. Messa

e Ss. Battesimi di Agnese Pescuma, Dalila Pelliccia e Matilde Faedi

Preghiera universale:

Perché nella Pasqua si riveli a noi l’unico Dio e Signore, preghiamo

Perché non manchino apostoli della  risurrezione, preghiamo

Perché sia riconosciuto il ruolo delle donne nella Chiesa e nella società, preghiamo

Perché il Signore rialzi il volto di quanti soffrono, preghiamo

Perché la Pasqua dia speranza alle famiglie, in difficoltà, preghiamo

Perché Agnese e Matilde, che ricevono il battesimo, diventino membra vive della parrocchia, preghiamo

Perché ogni incontro con il mistero di Dio ci riempia di stupore, preghiamo

1° aprile, lunedì dell’Ottava di Pasqua,

10.00 (Gesù Povero): S. Messa

2 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua

18.00 (c/o Suore): S. Messa

3 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua

18.00 (c/o Suore): S. Messa

4 aprile, giovedì dell’Ottava di Pasqua,

20.00 chiesetta di Gesù Povero: S. Messa

21.00: incontro del CPAE

5 aprile, venerdì dell’Ottava di Pasqua

18.00 (c/o Suore): S. Messa

2° Domenica di Pasqua (2° sett. salterio)

6 e 7 aprile, a Rimini: Ritiro del Gruppo Coppie

sabato 6 aprile

16.00 (s. Petronio): s. Messa

Domenica 7 aprile

  9.30 (Gesù Povero): s. Messa

11.00 (s. Petronio): s. Messa

e s. Battesimo di Dalila Pelliccia

15.30: Incontro dei separati e risposati cristiani

lunedì 8 aprile, solennità dell’Annunciazione del Signore

18.00 (c/o Suore): s. Messa

21.00: incontro parrocchiale nelle Scritture